Ai lavoratori va il Tfr, al datore il rendimento della polizza a suo tempo stipulata per garantire ai dipendenti il pagamento dell’indennità di fine rapporto. A chi esce dall’azienda, dunque, non deve essere riconosciuto alcun trattamento economico ulteriore rispetto a quanto previsto dalla legge, a meno che non lo preveda espressamente il contratto assicurativo. È quanto emerge dalla sentenza 4969/112, pubblicata il 28 marzo dalla sezione lavoro della Cassazione.
Automatismi esclusi Inutile per i lavoratori pretendere anche il rendimento da capitalizzazione accanto alla posta della polizza assicurativa che rappresenta il capitale del Tfr. Non conta che i dipendenti siano in qualche modo indicati come beneficiari della polizza: la circostanza si spiega con la necessità che i lavoratori possano concretamente ricevere la prestazione laddove il datore non fosse in condizione di pagare. Il datore, in effetti, sottoscrive il negozio con l’assicuratore proprio per costituirsi le disponibilità economiche necessarie a far fronte poi ai trattamenti terminativi in favore dei dipendenti. Ma questo non significa affatto che il rendimento di polizza debba automaticamente essere corrisposto ai lavoratori: affinché i dipendenti abbiano diritto a un’erogazione supplementare rispetto alla misura del trattamento previsto dalla legge, infatti, risultano necessarie una specifica pattuizione aggiuntiva oppure la presenza di clausole ad hoc nella polizza assicurativa. Ai lavoratori non resta che pagare le spese processuali.

12.03.28 Cassazione 4969 Tfr- Interessi Polizza Tfr al datore di lavoro

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